mercoledì 15 febbraio 2012

LETTERA APERTA SULLA PARTECIPAZIONE E SU COME FARLA CRESCERE

Di seguito il testo integrale della lettera aperta inviata ieri al Nuovo Corriere di Firenze.
Seguiranno presumibilmente repliche. Se argomenteranno in merito alle questioni sollevate ne saremo felici.

"Su richiesta di alcuni cittadini di Signa e alcuni cittadini di Lastra le amministrazioni dei due comuni hanno chiesto e ottenuto dalla Regione Toscana il finanziamento di 50mila euro per un processo partecipativo sulla viabilità e sulla vivibilità "delle Signe". I processi di partecipazione nascono non per dare occasione di democrazia diretta, dato che l'Italia è per Costituzione un Paese a democrazia rappresentativa (e non mi dilungherò sui motivi per cui questa opzione è praticabile mentre l'altra no), ma per creare delle occasioni di discussione in cui anche cittadini che normalmente non partecipano e non si interessano della cosa pubblica possano essere rapidamente informati per poter poi esprimere agli amministratori suggerimenti e opinioni su temi specifici, elaborando proposte che potranno essere recepite in base alla loro fattibilità tecnica, economica e sociale. Se questo è il processo partecipativo che la legge regionale intendeva incoraggiare, occorrerà prendere atto che non è questo il processo partecipativo che necessariamente scaturisce da quella legge. Per quanto riguarda il processo "Le Signe" le cose sono andate molto diversamente.
L'insuccesso maggiore è stato quello relativo alla partecipazione. Su seicento firmatari che avevano chiesto ai Comuni di attivare il processo, hanno preso parte ai laboratori con una certa continuità meno di un decimo di questi e la pubblicizzazione di laboratori e incontri attraverso le più varie forme non è certo mancata, come non sono mancati interventi facilitativi come la predisposizione di buffet o di spazi giochi per i bambini. La carenza in tema di partecipazione non ha riguardato solo la quantità ma anche la qualità: i processi di partecipazione servono per incontrare e per mobilitare cittadini solitamente estranei alla vita politica, oppure per finanziare pubblicamente gli incontri di piccoli comitati o minoranze locali? È sicuramente utile che le minoranze si strutturino, fa bene alla democrazia, ma la partecipazione pensata nella legge sperava di coinvolgere nuovi cittadini con voglia di informarsi e di conoscere, che invece sono in gran parte mancati, a favore di soggetti extra-locali, di ex-sindaci, di comitati e di gruppi politici in formazione.
Altro elemento di insuccesso a mio parere è stato il clima con cui si è svolta la discussione durante l'ultimo incontro plenario del 13 febbraio. Lascia basiti soprattutto il fatto che i partecipanti abbiano rifiutato di far precedere la discussione dalla presentazione di alcuni dati per cui le professioniste che hanno curato il processo si erano premurate di convocare appositamente due tecnici della Regione Toscana. Si sta purtroppo facendo strada l'idea che si possa programmare senza conoscere, discutere senza studiare: è l'impostazione della chiacchiera da bar. C'è sempre stata e sempre ci sarà, stupisce però che i cittadini intervenuti ad un processo di partecipazione optino per questo metodo piuttosto di cogliere l'opportunità formativa propedeutica ad un'elaborazione ragionata. Va da sé poi che i toni della discussione assumano più le sembianze di un comizio maleducato che di un confronto costruttivo.
Molto altro ci sarebbe da dire e analizzare, ma mi sento già di poter fare due considerazioni.
La prima, lapalissiana, è che se si ritiene opportuno continuare a incentivare quella partecipazione utile e buona che era nella mente del legislatore quando la legge regionale fu varata, quella legge va di molto migliorata per evitare i fallimenti che in alcuni casi si sono verificati.
L'altra è relativa alle difficoltà per i cittadini odierni di essere parte attiva della comunità. Qualcuno ha in tempi recenti gioito del calo di partecipazione elettorale, del calo di iscritti ai partiti, del calo di mobilitazione strutturata, credendo che fosse in atto una ribellione della società civile verso un qualche potere chiuso e inamovibile (non ditelo al PD, che si è inventato anche le primarie...) e ritenendo che i cittadini dovessero essere inclusi con altre forme di partecipazione. Si sbagliavano. Non ha iniziato a piovere solo per i partiti, ma anche per tutte le altre forme associative, di volontariato sociale e civile. La società è oggi legata da reti più lunghe, a volte più deboli, è organizzata su bacini più vasti. Se il pendolarismo settimanale tra Firenze e Milano diventa un'opzione per un numero sempre maggiore di famiglie, se per le altre un tempo di viaggio di due ore è la norma, se i nuclei familiari, piccoli come le abitazioni che occupano, hanno tempi brevi per la socializzazione familiare, come si può pretendere che la gente si mobiliti se non saltuariamente? La prima soluzione per incentivare la partecipazione è creare opportunità di lavoro vicino a casa, offrire servizi all'infanzia ed assistenza agli anziani, offrire opportunità ricreative e culturali sul territorio, rendere più rapidi i collegamenti. Non c'è bisogno di discutere su questo, si sa già cosa va fatto, il problema è reperire i fondi. Battiamoci per finanziare tutto questo, invece che per finanziare le discussioni."

Laura Fossi,
Segretario PD Signa


Su questa specifica questione ci eravamo già espressi la scorsa estate: http://pdsigna.ilcannocchiale.it/2011/08/14/il_processo_di_partecipazione.html

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