Seguiranno presumibilmente repliche. Se argomenteranno in merito alle questioni sollevate ne saremo felici.
"Su
richiesta di alcuni cittadini di Signa e alcuni cittadini di Lastra
le amministrazioni dei due comuni hanno chiesto e ottenuto dalla
Regione Toscana il finanziamento di 50mila euro per un processo
partecipativo sulla viabilità e sulla vivibilità "delle
Signe". I processi di partecipazione nascono non per dare
occasione di democrazia diretta, dato che l'Italia è per
Costituzione un Paese a democrazia rappresentativa (e non mi
dilungherò sui motivi per cui questa opzione è praticabile mentre
l'altra no), ma per creare delle occasioni di discussione in cui
anche cittadini che normalmente non partecipano e non si interessano
della cosa pubblica possano essere rapidamente informati per poter
poi esprimere agli amministratori suggerimenti e opinioni su temi
specifici, elaborando proposte che potranno essere recepite in base
alla loro fattibilità tecnica, economica e sociale. Se questo è il
processo partecipativo che la legge regionale intendeva incoraggiare,
occorrerà prendere atto che non è questo il processo partecipativo
che necessariamente scaturisce da quella legge. Per quanto riguarda
il processo "Le Signe" le cose sono andate molto
diversamente.
L'insuccesso
maggiore è stato quello relativo alla partecipazione. Su seicento
firmatari che avevano chiesto ai Comuni di attivare il processo,
hanno preso parte ai laboratori con una certa continuità meno di un
decimo di questi e la pubblicizzazione di laboratori e incontri
attraverso le più varie forme non è certo mancata, come non sono
mancati interventi facilitativi come la predisposizione di buffet o
di spazi giochi per i bambini. La carenza in tema di partecipazione
non ha riguardato solo la quantità ma anche la qualità: i processi
di partecipazione servono per incontrare e per mobilitare cittadini
solitamente estranei alla vita politica, oppure per finanziare
pubblicamente gli incontri di piccoli comitati o minoranze locali? È
sicuramente utile che le minoranze si strutturino, fa bene alla
democrazia, ma la partecipazione pensata nella legge sperava di
coinvolgere nuovi cittadini con voglia di informarsi e di conoscere,
che invece sono in gran parte mancati, a favore di soggetti
extra-locali, di ex-sindaci, di comitati e di gruppi politici in
formazione.
Altro
elemento di insuccesso a mio parere è stato il clima con cui si è
svolta la discussione durante l'ultimo incontro plenario del 13
febbraio. Lascia basiti soprattutto il fatto che i partecipanti
abbiano rifiutato di far precedere la discussione dalla presentazione
di alcuni dati per cui le professioniste che hanno curato il processo
si erano premurate di convocare appositamente due tecnici della
Regione Toscana. Si sta purtroppo facendo strada l'idea che si possa
programmare senza conoscere, discutere senza studiare: è
l'impostazione della chiacchiera da bar. C'è sempre stata e sempre
ci sarà, stupisce però che i cittadini intervenuti ad un processo
di partecipazione optino per questo metodo piuttosto di cogliere
l'opportunità formativa propedeutica ad un'elaborazione ragionata.
Va da sé poi che i toni della discussione assumano più le sembianze
di un comizio maleducato che di un confronto costruttivo.
Molto
altro ci sarebbe da dire e analizzare, ma mi sento già di poter fare
due considerazioni.
La
prima, lapalissiana, è che se si ritiene opportuno continuare a
incentivare quella partecipazione utile e buona che era nella mente
del legislatore quando la legge regionale fu varata, quella legge va
di molto migliorata per
evitare i fallimenti che in alcuni casi si sono verificati.
L'altra
è relativa alle difficoltà per i cittadini odierni di essere parte
attiva della comunità. Qualcuno ha in tempi recenti gioito del calo
di partecipazione elettorale, del calo di iscritti ai partiti, del
calo di mobilitazione strutturata, credendo che fosse in atto una
ribellione della società civile verso un qualche potere chiuso e
inamovibile (non ditelo al PD, che si è inventato anche le
primarie...) e ritenendo che i cittadini dovessero essere inclusi con
altre forme di partecipazione. Si sbagliavano. Non ha iniziato a
piovere solo per i partiti, ma anche per tutte le altre forme
associative, di volontariato sociale e civile. La società è oggi
legata da reti più lunghe, a volte più deboli, è organizzata su
bacini più vasti. Se il pendolarismo settimanale tra Firenze e
Milano diventa un'opzione per un numero sempre maggiore di famiglie,
se per le altre un tempo di viaggio di due ore è la norma, se i
nuclei familiari, piccoli come le abitazioni che occupano, hanno
tempi brevi per la socializzazione familiare, come si può pretendere
che la gente si mobiliti se non saltuariamente? La prima soluzione
per incentivare la partecipazione è creare opportunità di lavoro
vicino a casa, offrire servizi all'infanzia ed assistenza agli
anziani, offrire opportunità ricreative e culturali sul territorio,
rendere più rapidi i collegamenti. Non c'è bisogno di discutere su
questo, si sa già cosa va fatto, il problema è reperire i fondi.
Battiamoci per finanziare tutto questo, invece che per finanziare le
discussioni."
Laura
Fossi,
Segretario
PD Signa
Su questa specifica questione ci eravamo già espressi la scorsa estate: http://pdsigna.ilcannocchiale.it/2011/08/14/il_processo_di_partecipazione.html
Su questa specifica questione ci eravamo già espressi la scorsa estate: http://pdsigna.ilcannocchiale.it/2011/08/14/il_processo_di_partecipazione.html
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