venerdì 2 marzo 2012

I NOSTRI CONTRIBUTI per la Conferenza programmatica del 30-31 marzo





Contributo dell'Unione Comunale del Partito Democratico di Signa


Summary


DEMOCRAZIA - Mentre a livello nazionale è palese la necessità di cambiare la legge elettorale, è importante svolgere una riflessione circa la legge elettorale vigente in Toscana, spesso presa a paragone in modo strumentale, in particolare da esponenti del PDL, per giustificare la presunta “bontà” di quel meccanismo tipico del Porcellum che permette ai vertici dei partiti di “nominare” i candidati attraverso la predisposizione di liste bloccate.

DIRITTI - Ci sono ruoli, come la sanità ed il sociale, che lo Stato non può affidare al privato con il solo movente di aumentare l'efficienza e diminuire i costi (tesi peraltro tutta da verificare), perché ci sono valori che non possono essere iscritti nei libri contabili. La sola risposta al degrado sociale che ci ha investito dopo il "ventennio berlusconiano" è quella di tornare ad investire nel "capitale sociale" che ancora esiste, nascosto, frammentato, disperso, ma sempre vivo, in modo da farlo tornare ad essere un valore fondamentale della nostra società. Non solo occorre credere nello Stato e rafforzarlo anche dal punto di vista dell'efficienza, ma occorre anche tutelare il volontariato vero.

SVILUPPO - Per stimolare la crescita occorrono politiche che aiutino i territori a perseguire quel processo di sviluppo locale, nella nostra area obbligatoriamente fondato sull'industria, che adesso più di prima necessita di innovazione e di sostenibilità. Se la dimensione locale, tipicamente comunale, è indispensabile per la tenuta sociale della comunità, la scala più adeguata per la programmazione è quella di area vasta, in modo che le peculiarità del territorio possano essere integrate in una visione d'insieme.

TEMA DEMOCRAZIA
considerazioni sulla legge elettorale della Regione Toscana: preferenze e parità di genere

Uno dei meriti evidenti del meccanismo elettorale toscano, oltre ad aver sperimentato per primo le primarie, risulta la “semplicità” della selezione di candidati di genere per il rispetto delle quote rosa che è stato giustamente ritenuto un obbiettivo politico importante. La legge elettorale toscana, entrata in vigore nel 2004, è tuttavia spesso sotto accusa per aver aumentato il numero dei consiglieri regionali e cancellato le preferenze: si vota su liste bloccate, anche se con la facoltà di decidere l'ordine dei candidati con le primarie, strumento che consente comunque agli elettori di pronunciarsi in maniera vincolante per la costituzione delle liste, differenziandosi quindi profondamente dal Porcellum.
Dopo un periodo di sperimentazione, si può affermare che tale meccanismo elettorale pone alcune criticità evidenti. In prima istanza, il sistema delle primarie, non essendo obbligatorio, ha portato la maggior parte dei partiti a non effettuarle e dunque molti cittadini non hanno avuto la possibilità di esprimersi su un nome ma solo per la lista (le hanno usate solo i DS alle precedenti elezioni e PD e SEL durante le ultime consultazioni regionali). Inoltre, per quanto la partecipazione a questa preventiva consultazione possa essere relativamente ampia, i cittadini che partecipano sono pochi rispetto a quelli che votano alle elezioni. Quindi, poiché le primarie per i consiglieri regionali sono solo un modo per anticipare nel tempo l'espressione della preferenza e questo strumento ha un costo
non solo in termini economici ma anche politici (non tutti i cittadini hanno la possibilità di scegliere i propri eletti e si rendono possibili alcuni artifici), sarebbe auspicabile reintrodurre la possibilità di esprimere una preferenza. La nuova legge elettorale toscana dovrebbe inoltre diminuire ulteriormente il numero di consiglieri rispetto agli attuali 55 e cercare di raggiungere un legame più solido tra eletti e territori, considerando centrale la questione della rappresentanza di genere.

TEMA DIRITTI
considerazioni sul Terzo Settore: lo Stato faccia affidamento sul volontariato vero

Negli anni '70-80 ha raggiunto il suo apice il volontariato militante in quel "movimento di
solidarietà", con radici nelle Società di Mutuo Soccorso e nelle Organizzazioni Confessionali, alimentato anche dai valori della solidarietà scaturiti dalla resistenza, che metteva a disposizione dello Stato il proprio "capitale sociale", affiancandolo sì, ma non sostituendosi ad esso. Visti i notevoli risultati in termini di presenza sul territorio e di capacità operativa, lo Stato ha cominciato a trasferire a questo mondo alcune delle proprie funzioni dell'ambito socio-sanitario, porgendo un occhio anche all'aspetto economico, ed istituzionalizzandolo; così il "Terzo Settore" ha cominciato ad essere visto come una sorta di "appendice" dello Stato.
Dagli anni '90 le cose sono cambiate: i valori della solidarietà e della partecipazione sono andati affievolendosi, è cresciuto l'individualismo, il volontariato è entrato in crisi; allo stesso tempo lo Stato, attratto principalmente dall'economicità dell'operazione, ha incrementato la dismissione di alcune dello proprie prerogative verso il "Terzo Settore". Queste organizzazioni si sono trovate così di fronte ad una accresciuta domanda di servizi nel momento stesso in cui venivano a mancare le risorse umane che le avrebbero soddisfatte, e sono state costrette a ricorrere sempre più alla forza lavoro retribuita e lo Stato ha dovuto giocoforza coprire finanziariamente questa nuova situazione.
A questo punto molte organizzazioni del "Terzo Settore" sono entrate nella sfera dell'imprenditoria, perdendo lo spirito iniziale. Si sono venute così a costituire alcune situazioni che ben poco hanno a che vedere con l'enunciato base del "Terzo Settore" che tuttavia godono di benefici fiscali e normativi falsando così anche la libera e corretta concorrenza e minando la sopravvivenza delle associazioni che sono rimaste fedeli allo spirito iniziale. Anche il caposaldo di non distribuire dividendi è a volte eluso con gli alti emolumenti dati agli amministratori.
Lo Stato deve provvedere a sanare questa situazione, mettendo regole più rigide che facciano pulizia delle imprese mascherate, che sfuggono ad ogni controllo, anche in tema di tutela dei lavoratori, riparandosi dietro il paravento del "Terzo Settore".

TEMA SVILUPPO
considerazioni sulla governance: programmare lo sviluppo con una concertazione di area vasta

É ormai sterminata e supportata da infiniti esempi la letteratura che ci ricorda come lo sviluppo di un'area passi più da politiche sistemiche e condivise dagli attori locali che da imponenti opere calate dall'alto. Non si può governare il territorio solo guardando le mappe, senza averne mai respirato la cultura, senza averne mai apprezzato l'ingegno e senza averne mai ammirato il paesaggio; occorre piuttosto addivenire ad una programmazione concertata che permetta di far accettare ai territori gli impatti delle scelte compiute in vista della comprensione della loro efficacia, valutata sulla base delle conoscenze e priorità di chi vi abita.
Altrettanto fondamentale rispetto al coinvolgimento dei territori nelle decisioni, è la strutturazione dei programmi per area vasta. Oggi, alla competizione regionale, si è affiancata quella tra città, intendendo con questo termine non solo l'area delimitata dai confini amministrativi del capoluogo, bensì l'intero sistema socio-economico metropolitano. Se l'area fiorentina ambisce ad essere una delle grandi città attive nel panorama internazionale, dovrà impostare una visione unitaria di crescita, uscendo dall'ottica comunale, seguendo l'esempio di molte vincenti città europee.
Una riflessione sui livelli di governo adatti a garantire un percorso efficace di governance in tal senso è quanto mai urgente, soprattutto se riferiti all'incerta sorte delle Province. I grandi
cambiamenti necessitano di tempi di assestamento e non possono essere improvvisati, in particolare poiché è difficile poter pensare che tra il livello regionale, che cura la fase legislativa e l'assegnazione delle risorse, e quello comunale, operativo e a contatto con i cittadini, si possa fare a meno di un ente intermedio con funzioni di coordinamento e di gestione dei finanziamenti.





Contributo congiunto del Partito Democratico 
di Calenzano, Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Signa

PER UNA PIANIFICAZIONE CONDIVISA TRA AMBIENTE E SVILUPPO


Vogliamo una Toscana più competitiva, che sappia esportare prodotti di qualità e competere sui mercati internazionali passando dalla via alta per lo sviluppo. Vogliamo una Toscana che dia lavoro a chi vi abita. Sappiamo, come le nostre Università ci spiegano e dimostrano, che nel XXI secolo la produzione di qualità si deve accompagnare ad un contesto di qualità: creativi e innovatori preferiscono localizzarsi in luoghi ricchi di socialità, relazioni, servizi, qualità ambientale. Servono scuole e università, parchi e banda larga, bus, tram, treni e piste ciclabili.
Vogliamo che le scelte strategiche per uno sviluppo in tal senso siano concertate in senso orizzontale e verticale, in senso geografico e temporale. Non si può governare calando le decisioni dall'alto, così come non funziona andare avanti senza una visione condivisa. Occorre una programmazione che vada oltre le aspettative di ciascun comune, che leghi lo sviluppo di Firenze a quello dell'area che la circonda e che vi interagisce in termini socio-economici. Oltre ad essere necessario al buon governo, questo elemento è fondamentale anche per il Partito Democratico, partito che è stato delegato dai cittadini ad amministrare molti comuni contermini e che non può più permettersi di presentarsi con visioni diverse tra un confine e l'altro.
Allo stesso modo non si deve governare l'oggi senza avere in mente il passato ed il futuro: non si può sempre rimettere in discussione quanto già stabilito, nonostante i tempi di realizzazione dei programmi siano spesso lunghi (troppo), tuttavia occorre anche prestare particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, economica e sociale delle scelte intraprese, ovvero al loro impatto futuro. Occorre pianificare pensando al domani, e quindi crediamo che occorra lavorare per un sistema infrastrutturale e viario funzionante, mettendo in secondo piano eventuali opere faraoniche di dubbia realizzabilità, per occuparci di aiutare lo sviluppo economico (e quindi il lavoro) con quei servizi e quelle infrastrutture realizzabili e già programmate che devono essere inserite opportunamente nell'ambiente.
Le infrastrutture devono essere la spina dorsale della pianificazione poiché inserire dopo ciò che non è stato previsto è sempre molto impattante. La priorità deve essere la transizione della mobilità da gomma a ferro, potenziando la frequenza di convogli sulla rete ferroviaria già realizzata e implementando nuove linee ferroviarie e tramviare nei territori che ne sono sprovvisti. Allo stesso modo occorre completare il sistema di viabilità alternativa già programmato per il deflusso del traffico pesante fuori dai centri urbani. Si tratta di infrastrutture cruciali per le industrie, i servizi ed il settore commerciale come la Mezzana-Perfetti-Ricasoli, i bypass collegati e la bretella Stagno-Prato.
La Piana fiorentina rappresenta e deve continuare a rappresentare il cuore pulsante della Toscana che lavora, produce, innova: Firenze è i suoi monumenti e i suoi musei, ma è anche le sue eccellenze in tanti settori dell’industria, con stabilimenti e marchi storici e nuovi che hanno trovato e devono continuare a trovare qui le condizioni migliori per restare e investire.
Per questo ribadiamo il sostegno alla proposta del presidente Rossi di creare qui una delle “zone dedicate e vincolate all’industrializzazione” previste nel suo programma di governo.
Accanto alle infrastrutture di servizi e a quelle viarie, necessarie alla cultura, allo sviluppo e alla mobilità, la Piana deve continuare ad essere anche un luogo dove si vive bene: grazie all’alto livello dei servizi alla persona, ma anche ad una pianificazione che metta al primo posto la vivibilità e la tutela dell'ambiente. Il Parco della Piana in tal senso si configura come un'infrastruttura portante del territorio. E di infrastruttura si può tanto più parlare ricordando che questo consta soprattutto di ambienti naturali artificiali, di una qualità ecologica conquistata con interventi deliberati negli anni dal territorio. Occorre perpetuare questa strada, affrettandoci anche a difendere, a migliorare o a portare a termine tutte quelle opere forse impattanti ma necessarie alla tutela ambientale come l'impianto di compostaggio, i cogeneratori, il termovalorizzatore e le casse di espansione.

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