Contributo dell'Unione Comunale del Partito Democratico di Signa
Summary
DEMOCRAZIA -
Mentre a livello nazionale è palese la necessità di cambiare la
legge elettorale, è importante svolgere una riflessione circa
la legge elettorale vigente in Toscana, spesso presa a paragone
in modo strumentale, in particolare da esponenti del PDL, per
giustificare la presunta “bontà” di quel meccanismo
tipico del Porcellum che permette ai vertici dei partiti di
“nominare” i candidati attraverso la predisposizione di
liste bloccate.
DIRITTI -
Ci sono ruoli, come la sanità ed il sociale, che lo Stato non può
affidare al privato con il solo movente di aumentare l'efficienza e
diminuire i costi (tesi peraltro tutta da verificare), perché ci
sono valori che non possono essere iscritti nei libri contabili. La
sola risposta al degrado sociale che ci ha investito dopo il
"ventennio berlusconiano" è quella di tornare ad investire
nel "capitale sociale" che ancora esiste, nascosto,
frammentato, disperso, ma sempre vivo, in modo da farlo tornare ad
essere un valore fondamentale della nostra società. Non solo occorre
credere nello Stato e rafforzarlo anche dal punto di vista
dell'efficienza, ma occorre anche tutelare il volontariato vero.
SVILUPPO -
Per stimolare la crescita occorrono politiche che aiutino i territori
a perseguire quel processo di sviluppo locale, nella nostra area
obbligatoriamente fondato sull'industria, che adesso più di prima
necessita di innovazione e di sostenibilità. Se la dimensione
locale, tipicamente comunale, è indispensabile per la tenuta sociale
della comunità, la scala più adeguata per la programmazione è
quella di area vasta, in modo che le peculiarità del territorio
possano essere integrate in una visione d'insieme.
TEMA
DEMOCRAZIA
considerazioni
sulla legge elettorale della Regione Toscana: preferenze e parità di
genere
Uno
dei meriti evidenti del meccanismo elettorale toscano, oltre ad aver
sperimentato per primo le primarie, risulta la “semplicità”
della selezione di candidati di genere per il rispetto delle quote
rosa che è stato giustamente ritenuto un obbiettivo politico
importante. La legge elettorale toscana, entrata in vigore nel 2004,
è tuttavia spesso sotto accusa per aver aumentato il numero dei
consiglieri regionali e cancellato le preferenze: si vota su liste
bloccate, anche se con la facoltà di decidere l'ordine dei candidati
con le primarie, strumento che consente comunque agli elettori di
pronunciarsi in maniera vincolante per la costituzione delle liste,
differenziandosi quindi profondamente dal Porcellum.
Dopo
un periodo di sperimentazione, si può affermare che tale meccanismo
elettorale pone alcune criticità evidenti. In prima istanza, il
sistema delle primarie, non essendo obbligatorio, ha portato la
maggior parte dei partiti a non effettuarle e dunque molti cittadini
non hanno avuto la possibilità di esprimersi su un nome ma solo per
la lista (le hanno usate solo i DS alle precedenti elezioni e PD e
SEL durante le ultime consultazioni regionali). Inoltre, per quanto
la partecipazione a questa preventiva consultazione possa essere
relativamente ampia, i cittadini che partecipano sono pochi rispetto
a quelli che votano alle elezioni. Quindi, poiché le primarie per i
consiglieri regionali sono solo un modo per anticipare nel tempo
l'espressione della preferenza e questo strumento ha un costo
non
solo in termini economici ma anche politici (non tutti i cittadini
hanno la possibilità di scegliere i propri eletti e si rendono
possibili alcuni artifici), sarebbe auspicabile reintrodurre la
possibilità di esprimere una preferenza. La nuova legge elettorale
toscana dovrebbe inoltre diminuire ulteriormente il numero di
consiglieri rispetto agli attuali 55 e cercare di raggiungere un
legame più solido tra eletti e territori, considerando centrale la
questione della rappresentanza di genere.
TEMA
DIRITTI
considerazioni
sul Terzo Settore: lo Stato faccia affidamento sul volontariato vero
Negli
anni '70-80 ha raggiunto il suo apice il volontariato militante in
quel "movimento di
solidarietà",
con radici nelle Società di Mutuo Soccorso e nelle Organizzazioni
Confessionali, alimentato anche dai valori della solidarietà
scaturiti dalla resistenza, che metteva a disposizione dello Stato il
proprio "capitale sociale", affiancandolo sì, ma non
sostituendosi ad esso. Visti i notevoli risultati in termini di
presenza sul territorio e di capacità operativa, lo Stato ha
cominciato a trasferire a questo mondo alcune delle proprie funzioni
dell'ambito socio-sanitario, porgendo un occhio anche all'aspetto
economico, ed istituzionalizzandolo; così il "Terzo Settore"
ha cominciato ad essere visto come una sorta di "appendice"
dello Stato.
Dagli
anni '90 le cose sono cambiate: i valori della solidarietà e della
partecipazione sono andati affievolendosi, è cresciuto
l'individualismo, il volontariato è entrato in crisi; allo stesso
tempo lo Stato, attratto principalmente dall'economicità
dell'operazione, ha incrementato la dismissione di alcune dello
proprie prerogative verso il "Terzo Settore". Queste
organizzazioni si sono trovate così di fronte ad una accresciuta
domanda di servizi nel momento stesso in cui venivano a mancare le
risorse umane che le avrebbero soddisfatte, e sono state costrette a
ricorrere sempre più alla forza lavoro retribuita e lo Stato ha
dovuto giocoforza coprire finanziariamente questa nuova situazione.
A
questo punto molte organizzazioni del "Terzo Settore" sono
entrate nella sfera dell'imprenditoria, perdendo lo spirito iniziale.
Si sono venute così a costituire alcune situazioni che ben poco
hanno a che vedere con l'enunciato base del "Terzo Settore"
che tuttavia godono di benefici fiscali e normativi falsando così
anche la libera e corretta concorrenza e minando la sopravvivenza
delle associazioni che sono rimaste fedeli allo spirito iniziale.
Anche il caposaldo di non distribuire dividendi è a volte eluso con
gli alti emolumenti dati agli amministratori.
Lo
Stato deve provvedere a sanare questa situazione, mettendo regole più
rigide che facciano pulizia delle imprese mascherate, che sfuggono ad
ogni controllo, anche in tema di tutela dei lavoratori, riparandosi
dietro il paravento del "Terzo Settore".
TEMA
SVILUPPO
considerazioni
sulla governance: programmare lo sviluppo con una concertazione di
area vasta
É
ormai sterminata e supportata da infiniti esempi la letteratura che
ci ricorda come lo sviluppo di un'area passi più da politiche
sistemiche e condivise dagli attori locali che da imponenti opere
calate dall'alto. Non si può governare il territorio solo guardando
le mappe, senza averne mai respirato la cultura, senza averne mai
apprezzato l'ingegno e senza averne mai ammirato il paesaggio;
occorre piuttosto addivenire ad una programmazione concertata che
permetta di far accettare ai territori gli impatti delle scelte
compiute in vista della comprensione della loro efficacia, valutata
sulla base delle conoscenze e priorità di chi vi abita.
Altrettanto
fondamentale rispetto al coinvolgimento dei territori nelle
decisioni, è la strutturazione dei programmi per area vasta. Oggi,
alla competizione regionale, si è affiancata quella tra città,
intendendo con questo termine non solo l'area delimitata dai confini
amministrativi del capoluogo, bensì l'intero sistema socio-economico
metropolitano. Se l'area fiorentina ambisce ad essere una delle
grandi città attive nel panorama internazionale, dovrà impostare
una visione unitaria di crescita, uscendo dall'ottica comunale,
seguendo l'esempio di molte vincenti città europee.
Una
riflessione sui livelli di governo adatti a garantire un percorso
efficace di governance in tal senso è quanto mai urgente,
soprattutto se riferiti all'incerta sorte delle Province. I grandi
cambiamenti
necessitano di tempi di assestamento e non possono essere
improvvisati, in particolare poiché è difficile poter pensare che
tra il livello regionale, che cura la fase legislativa e
l'assegnazione delle risorse, e quello comunale, operativo e a
contatto con i cittadini, si possa fare a meno di un ente intermedio
con funzioni di coordinamento e di gestione dei finanziamenti.

Contributo congiunto del Partito Democratico
di Calenzano, Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Signa
PER
UNA PIANIFICAZIONE CONDIVISA TRA AMBIENTE E SVILUPPO
Vogliamo
una Toscana più competitiva, che sappia esportare prodotti di
qualità e competere sui mercati internazionali passando dalla via
alta per lo sviluppo. Vogliamo una Toscana che dia lavoro a chi vi
abita. Sappiamo, come le nostre Università ci spiegano e dimostrano,
che nel XXI secolo la produzione di qualità si deve accompagnare ad
un contesto di qualità: creativi e innovatori preferiscono
localizzarsi in luoghi ricchi di socialità, relazioni, servizi,
qualità ambientale. Servono scuole e università, parchi e banda
larga, bus, tram, treni e piste ciclabili.
Vogliamo
che le scelte strategiche per uno sviluppo in tal senso siano
concertate in
senso orizzontale e verticale, in senso geografico e temporale. Non
si può governare calando le decisioni dall'alto, così come non
funziona andare avanti senza una visione condivisa. Occorre una
programmazione che vada oltre le aspettative di ciascun comune, che
leghi lo sviluppo di Firenze a quello dell'area che la circonda e che
vi interagisce in termini socio-economici. Oltre ad essere necessario
al buon governo, questo elemento è fondamentale anche per il Partito
Democratico, partito che è stato delegato dai cittadini ad
amministrare molti comuni contermini e che non può più permettersi
di presentarsi con visioni diverse tra un confine e l'altro.
Allo
stesso modo non si deve governare l'oggi senza avere in mente il
passato ed il futuro: non si può sempre rimettere in discussione
quanto già stabilito, nonostante i tempi di realizzazione dei
programmi siano spesso lunghi (troppo), tuttavia occorre anche
prestare particolare attenzione alla sostenibilità ambientale,
economica e sociale delle scelte intraprese, ovvero al loro impatto
futuro. Occorre pianificare pensando al domani, e quindi crediamo che
occorra lavorare per un
sistema infrastrutturale e viario funzionante, mettendo in secondo
piano eventuali opere faraoniche di dubbia realizzabilità, per
occuparci di aiutare lo sviluppo economico (e quindi il lavoro) con
quei servizi e quelle infrastrutture realizzabili e già programmate
che devono essere inserite opportunamente nell'ambiente.
Le
infrastrutture devono essere la spina dorsale della pianificazione
poiché inserire dopo ciò che non è stato previsto è sempre molto
impattante. La priorità deve essere
la transizione della mobilità da
gomma a ferro, potenziando la frequenza di convogli sulla rete
ferroviaria già realizzata e implementando nuove linee ferroviarie e
tramviare nei territori che ne sono sprovvisti. Allo stesso modo
occorre completare il sistema di viabilità alternativa già
programmato per il deflusso del traffico pesante fuori dai centri
urbani. Si tratta di infrastrutture cruciali per le industrie, i
servizi ed il settore commerciale come la Mezzana-Perfetti-Ricasoli,
i bypass collegati e la bretella Stagno-Prato.
La
Piana fiorentina rappresenta e deve continuare a rappresentare il
cuore pulsante della Toscana che lavora, produce, innova: Firenze è
i suoi monumenti e i suoi musei, ma è anche le sue eccellenze in
tanti settori dell’industria, con stabilimenti e marchi storici e
nuovi che hanno trovato e devono continuare a trovare qui le
condizioni migliori per restare e investire.
Per
questo ribadiamo il sostegno alla proposta del presidente Rossi di
creare qui una delle “zone dedicate e vincolate
all’industrializzazione” previste nel suo programma di governo.
Accanto
alle infrastrutture di servizi e a quelle viarie, necessarie alla
cultura, allo sviluppo e alla mobilità, la Piana deve continuare ad
essere anche un luogo dove si vive bene: grazie all’alto livello
dei servizi alla persona, ma anche ad una pianificazione che metta al
primo posto la vivibilità e la tutela dell'ambiente. Il Parco della
Piana in tal senso si configura come un'infrastruttura portante del
territorio. E di infrastruttura si può tanto più parlare ricordando
che questo consta soprattutto di ambienti naturali artificiali, di
una qualità ecologica conquistata con interventi deliberati negli
anni dal territorio. Occorre perpetuare questa strada, affrettandoci
anche a difendere, a migliorare o a portare a termine tutte quelle
opere forse impattanti ma necessarie alla tutela ambientale come
l'impianto di compostaggio, i cogeneratori, il termovalorizzatore e
le casse di espansione.

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