ti descrivo come ho vissuto la giornata di Sabato da membro dell'assemblea del PD.
Una giornata strana con la presenza di solo 2/3 dei componenti dell'assemblea (circa 600 su
950) uno stato di abbandono, una rabbia per i 101 voti mancati, una latitante depressione
per gli scenari futuri alimentata anche dal luogo scelto per l'incontro. Una sala all'internodell'immensa fiera di Roma, con tutti gli altri edifici vuoti e dall'aspetto poco utilizzati, in mezzo alla campagna lontano dal centro che per raggiungerla dalla Stazioni Termini devi prendere la metropolitana e poi il treno.
Anche questa scelta sta in linea con la “vivacità” del nostro partito.
Veniamo però all'assemblea, dopo il breve saluto di Bersani, estremamente onesto e che posso
sintetizzare nella fase centrale dell'intervento “Quando si vince si vince insieme, quando si
perde si perde da soli”, è intervenuto il capogruppo Speranza. L'intervento più deludente della
giornata un “compitino” letto senza passione, lungo e assai noioso.
Riflettevo, prima dell'assemblea, se questo giovane potesse essere il Segretario reggente, dopo
averlo sentito mi sono ampiamente ricreduto.
Sono seguiti altri interventi, ma la cosa significativa rispetto all'ultima assemblea è che non
hanno preso la parola Marini, Franceschini, Finocchiaro ecc. ma neppure Veltroni, D'Alema,
che erano in sala, nelle prime file in gran silenzio.
Tutti aspettavano l'intervento di Matteo Renzi; nel frattempo, chi parlava, affrontava il tema dei
“traditori”e di quanto fosse rischiosa la divisione in correnti mentre all'esterno della sala una
minuta rappresentanza (30 o 40) di occupy PD manifestava.
Quando Matteo è intervenuto la sala si è colmata, è stata una riflessione nel suo stile intelligente
e diretto di chi può ben rappresentare il futuro, con l'animo di dare nuova speranza, di pensare
ad un partito più aperto che al di là delle regole non respinge nessuno.
Era il primo intervento di Matteo Renzi a questa Assemblea eletta nel 2009, che in gran parte
precedentemente non condivideva il suo operato, ma che oggi vede la necessità di mettere
nel partito nuova vitalità se vogliamo vincere visto che gli ultimi sondaggi (letti sui quotidiani
questa mattina) ci vedono sotto il 24% ed il centrodestra al 35,6%.
Matteo ha riconfermato la necessità di un sostegno vero al premier Letta per un governo dove
dobbiamo essere protagonisti guidandolo e non subendolo.
Ha inoltre voluto ricordare che è stato posto sotto accusa perchè voleva conquistare i voti dei
delusi del centrodestra (unico modo per vincere le elezioni) e oggi ci siamo presi i Ministri del
PDL.
Dal mio punto di vista un intervento incisivo, chiaro, che lo proietta verso la candidatura da lui
desiderata con un percorso nel partito senza dover passare dall'essere segretario.
Dopo Renzi, l'intervento che ho più apprezzato nei toni, per chiarezza e anche per analisi e
prospettiva politica è stato quello di Cuperlo, poco ripreso dai Media, che probabilmente si
candiderà come prossimo segretario al congresso.
Nel pomeriggio è intervenuto Epifani dicendo di non aver cercato questo ruolo ma che gli
è stato chiesto come spirito di servizio al partito (dall'asse Letta-Bersani-Franceschini); per
questo penso, a differenza di quanto riportato in alcuni comunicati stampa, che possa essere
solo un “segretario di transizione”, se lo spirito è quello del “servizio” e non di un periodo per
costruirsi una ricandidatura al Congresso.
Un intervento onesto di sostegno al Governo, che non ha “scaldato i cuori”, nella continuità
della precedente segreteria, che non porta né nuove speranze né possibilità di recuperare
elettori sopratutto in quei mondi meno legati alla CGIL.
Dal clima respirato in assemblea e nel corso delle votazioni emergeva chiaro l'auspicio che
l'esperienza Epifani scada con il congresso di Ottobre. Anche la fretta di votare per tornare a
casa e il numero di schede bianche è significativo (praticamente ha preso come candidato unico
il 50% dei voti del complesso dei componenti l'assemblea).
Altri sono intervenuti, come la Puppato, ed hanno attaccato fortemente i 101 con un'accusa
precisa a D'Alema; altri dicevano che alcuni “traditori” hanno anche parlato in assemblea e che
in sala qualche parlamentare ne aveva la lista.
Questa per tutto il giorno è rimasta la “ferita non rimarginata”.
Infine ha parlato di Enrico Letta che in modo brillante ha ripreso gli interventi precedenti
chiarendo anche che questo non è né il Governo né il Presidente del Consiglio da lui sperato.
Enrico ha detto che non governerà a tutti i costi, che lavorerà sui punti programmatici e che il
Governo non ha una scadenza precisa.
In sala abbiamo percepito, che nella realtà attuale, in attesa del Congresso di Ottobre e di una
durata limitata del Governo, ci troveremo ad un confronto Letta-Renzi.
Siamo così giunti al termine del pomeriggio pronti a riprendere il treno, mentre la politica corre
e gli accordi nascono e muoiono, noi torniamo a casa.
Arch. Stefano Giorgetti - Assessore Prov. Firenze Patrimonio, Edilizia, Protezione Civile, Trasporti e mobilità
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