mercoledì 29 gennaio 2014

Il Giorno della Memoria con Roberto Nistri





Intervista di Sara Ambra segretario Pd Signa a Roberto Nistri, presidente Anpi Signa sul giorno della memoria.
Sara Ambra: Roberto come ogni anno ricorre il "giorno della memoria", perchè è importante commemorarlo OGGI?
Roberto Nistri: Credo e ho sempre creduto che la Memoria, individuale o collettiva che sia, rappresenti un valore e che per questo debba essere mantenuta, coltivata e - se possibile -rinnovata soprattutto nelle sue forme commemorative. In tal senso credo che OGGI più che delle celebrazioni servano delle riflessioni - come ci ha insegnato Primo Levi - su ciò che è accaduto e ciò che ancora può accadere.
Sara Ambra: l'Anpi di Signa ha costruito e promosso la mostra "Memorie d'inciampo", ci racconti di cosa si tratta, come è nata e perchè?
Roberto Nistri: Le "pietre d'inciampo", in tedesco Stolpersteine, sono delle piccole targhe in ottone che portano inciso il nome e il cognome della vittima, i suoi dati anagrafici, la data e il luogo dell'arresto e della morte. Vengono poste sui marciapiedi di fronte a case, fabbriche o caserme, dove abitarono e vissero persone perseguitate, deportate e uccise nei Lager. L'idea dell'inciampo (visivo) nasce da un artista tedesco, Gunter Demnig, che le ha poste e le sta ponendo in tutta Europa per ricordare le vittime del nazismo. A Signa la mostra, promossa dall'ANPI, ha avuto il patrocinio dell'Amm.ne Comunale ed è stata organizzata in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura e la Sezione dell' Assoc. Naz.le Combattenti e Reduci. Aggiungo che la nostra iniziativa dovrebbe essere premonitrice di un altro evento, ovvero la posa, a Signa, di una o più "pietre d'inciampo" in memoria di nostri concittadini morti nei Lager in Austria e Gemania.
Sara Ambra: talvolta si collega memoria a passato, a qualcosa che è giá avvenuto, storicamente e emotivamente lontano, a che fare con l'irrimediabile, ad una non modernitá, in sostanza con il giá stato e no con il non ancora. In che modo informazione e formazione invertono questa inclinazione. Cos'altro?
Roberto Nistri: A questa domanda troviamo (di nuovo) una risposta nell'attualità del pensiero di Primo Levi. Con le dovute proporzioni potremmo parafrasare così le sue parole: quello che è accaduto sembra di nuovo accadere. Se non in Europa in altre parti del mondo. Ma serve una riflessione anche sul nostro paese che non è certo immune a questo tipo di rischi. Lo dimostrano gli episodi di odio, intolleranza e pregiudizio che ogni giorno riempiono le cronache. Sto pensando alla violenza xenofoba di alcune tifoserie, alle pesanti contestazioni a cui è sottoposto un ministro della Repubblica solo per essere di origine africana, a Leggi immorali che condannano persone che hanno la solo "colpa" di fuggire da carestie, guerre e persecuzioni. Leggi che condannano addirittura chi presta loro soccorso in mare. Credo che su questi temi occorra un'inversione di tendenza, la Memoria di ciò che è stato deve essere una lezione permanente per tutti. Soprattutto per la Politica.
Sara Ambra: come uomo impegnato profondamente nel presente di Signa,quali sono i "ricordi" che motivano e accrescono il tuo operare e quali i"ricordi", secondo te,fondamenta ispiratrici dell'attuale e futura comunitá signese?
Roberto Nistri: Rispondo in merito alle motivazioni del mio impegno nell'Associazione dei Partigiani. Occorrono solo due righe di premessa per chiarire il mio ruolo dal momento che - per ragioni anagrafiche - non posso materialmente essere stato un Partigiano. A partire dal 2006, con la modifica dello Statuto, aderiscono all'ANPI donne e uomini che si riconoscono nei valori dell'antifascismo e della Resistenza e che chiedono il rispetto e l'applicazione della nostra Carta Costituzionale. Non solo. Lo Statuto prevede di "valorizzre il contributo portato alla causa della libertà dall'azione dei Partigiani". Come vedi il " filo della Memoria" si chiude collegando la Resistenza ai diritti dettati dalla Costituzione. Queste sono , in sostanza, le "fondamenta" su cui costruiamo il nostro impegno. Poi ci sono " i ricordi" che lo motivano e lo rafforzano. A Firenze, ad esempio, possono essere le vicende di Radio Cora. A Signa i "ricordi", nel senso storico del termine, li ho acquisiti più tardi, attraverso letture e ricerche. Soprattutto ascoltando persone che, con le loro testimonianze, mi hanno insegnato tante cose sulla storia più recente del nostro territorio. Tra queste ho/abbiamo avuto l'onore e il piacere di conoscere e di intervistare ex deportati militari signesi, Giorgetti e Rondinelli, di cui mantengo e manteniamo un buon ricordo. Ci sono i giovani partigiani signesi che ogni anno ricordiamo nei giorni della Liberazione e che, nel 1945, partirono volontari per combattere i nazifascisti sulla Linea Gotica. Alcuni, come Manlio e Claudio, non tornarono ma li portiamo sempre nei nostri cuori. C'è una donna partigiana, Maria Camiciottoli, che operò nelle file della Resistenza delle Signe svolgendo un ruolo politico importante. E siamo orgogliosi che l'Amministrazione Comunale abbia deciso di dedicarle un giardino. Infine, ma non ultimo, vorrei citare un "ricordo" acquisito più recentemente. Si tratta di un episodio forse poco noto ma - a mio avviso - di grande valenza morale e civica. Nel 2008, in occasione di una mostra allestita per ricordare l'emanazione delle Leggi razziali e il 60° anniversario della nostra Costituzione (1938- 1948), ho ricevuto una testimonianza scritta da una signora che vive a Tel Aviv. Così abbiamo scoperto che nel 1944 lei, la madre e la sorella, perseguitate dai nazifascisti, ricevettero rifugio e protezione nella casa di riposo delle Suore Passioniste "per circa sei mesi". Quando, lettera alla mano, sono andato a parlare di questo con le attuali responsabili del convento ho scoperto che nessuna di loro ne era a conoscenza. Quindi non solo le religiose avevano compiuto un gesto nobile e coraggioso rischiando loro stesse ogni possibile rappresaglia, ma avevano mantenuto un riservato, meritevole silenzio anche nel dopoguerra.

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